Trimestrale Apple, bene ma non benissimo

Ho atteso un po’ prima di pubblicare qui il mio commento sulla trimestrale; ho atteso per verificare s enon ci fosse qualche altro spunto interessante. Al di là di acune anteprime di Cook (la conferma che Apple sta ora investendo in modo deciso sullo sviluppo dei prosismi Mac, e per creare posti di lavoro in USA) e della conferma che Apple Watch sta andando forte, scopriamo proprio oggi che Apple, per far fronte allo stallo di vendite di iPhone, ha portato anche in Europa l’iPhone 6 da 32 GB (sullo store ufficiale non ce n’è traccia, ma si può trovare in negozi e operatori). Difficile dire se questa sia una mossa valida o meno: cè il rischio che le vendite rimangano costanti, ma scenda il fatturato (questa versione costa ancora meno dell’iPhone SE) ma del resto Apple aveva sempre mantenuto a listino le due generazioni precedenti, e visto che l’iPhone SE ha lo stesso processore dell’iPhone 6S, avere a listino un iPhone 6 non è propriamente un idea malvagia… come al solito, non resta che assistere da spettatori per capire come andrà a finire, nel frattempo vi lascio alla mia analisi della trimestrale.

Come accade ormai da circa una anno, le trimestrali di Apple sono sotto stretta osservazione, visto che il 2016 ha riservato sorprese non molto positive nel confronto con il 2015 (anche se, come abbiamo avuto modo di dire più volte, le particolari aperture di mercato del 2015 rendono difficile il paragone con lo scorso anno, mentre il 2017 è iniziato in modo positivo).

Nello specifico sono tre i temi principali sui quali gli analisti si interrogano: iPhone, iPad, e Mac, anche se (come vedremo) non sono da disdegnare nemmeno alcune osservazioni sugli altri settori. iPhone è il sorvegliato speciale perché da esso dipende la maggioranza assoluta del fatturato di Apple (e nel 2016 c’erano stati segnali di stallo). L’iPad è anch’esso nell’occhio del mirino in quanto oggetto di continui (seppur contenuti) cali dal 2014… Ma di questo abbiamo già parlato a lungo. Il Mac, infine, è argomento di discussione per vari aspetti (alcuni già trattati qualche settimana fa), ma non è in questo articolo che andremo ad approfondire la situazione. Partiamo quindi dall’analisi globale dei dati per scendere poi in dettagli sui singoli prodotti.

Apple, nel corso del secondo trimestre fiscale del 2017 (cioè i primi tre mesi dell’anno in corso) ha fatturato 52,9 miliardi di dollari, con un utile netto per azione diluita pari a 2,10 dollari. Nel confronto con il 2016 Apple registra un incremento pari al 5 per cento,
ed è perfettamente in linea con le previsioni di gennaio, quando stimò per il trimestre appena concluso un fatturato compreso tra i 51,5 e i 53,5 miliardi di dollari. Apple ha anche annunciato che il suo Consiglio di Amministrazione ha autorizzato un aumento di 50 miliardi di dollari per il programma di restituzione del capitale agli azionisti, ed ha aumentato il riacquisto delle proprie azioni fino a 210 miliardi di dollari (rispetto ai 175 miliardi di dollari annunciato lo scorso anno). Infine il Consiglio ha approvato un aumento del 10,5 per cento del dividendo trimestrale annunciando un compenso pari a 0,63 dollari per azione (da pagare il 18 maggio in base a quanto registrato alla chiusura delle attività del15 maggio). Questi numeri mostrano che lo stallo dello scorso anno sembra ormai un ricordo, ma all’annuncio di questi risultati il titolo AAPL (che aveva chiuso su livelli record, a 147,51 dollari) ha subito un calo nel mercato After hours di circa il 2 per cento, scendendo fino a 144,5 dollari (nel momento in cui scriviamo).

Il motivo di questo calo è presto detto, e lo possiamo imputare principalmente ai numeri dell’iPhone. Il prodotto di punta di Apple ha venduto poco meno di 51 milioni di unità, mentre lo scorso anno, negli stessi mesi, aveva venduto poco più di 51 milioni di unità: un calo pari all’1 per cento di unità vendute, a fronte di un incremento dell’1 per cento nel fatturato, praticamente una situazione di stallo che ha fatto storcere il naso agli analisti, che si aspettavano numeri più alti. Va comunque ricordato che quest’anno si attende un modello di iPhone completamente nuovo in occasione dei dieci anni del Melafonino, quindi dopo il consueto sprint natalizio è plausibile che gli utenti si siano già messi in attesa delle novità.

Analizzando poi i dati regionali si nota come tutti i mercati siano in crescita del 5 (Giappone), 10 (Europa e America) o 20 (Asia) per cento, mentre l’unico mercato in calo è quello cinese, che pesa con quasi 11 miliardi di dollari sul 53 totali, ma è in calo del 14 per cento. Giusto per dare un termine di paragone, due anni fa il fatturato cinese portava nelle casse di Apple quasi 17 miliardi di dollari, 6 in più di oggi, una cifra non certo facile da recuperare altrove (anche se è da intendersi sul totale dei prodotti Apple, non certo sul solo iPhone). In ogni caso, qualunque sia il motivo, questi numeri non sono stati graditi dagli analisti, che dovranno attendere i prossimi mesi (più realisticamente la fine del 2017) per vedere come reagirà il pubblico di fronte al nuovo modello di iPhone. Nel frattempo Tim Cook ha voluto sottolineare come la richiesta di iPhone 7Plus (quindi il modello con lo schermo più grande) sia in costante crescita, e anche le versioni PRODUCT(RED) hanno avuto un buon riscontro di pubblico.

Il secondo argomento di discussione è l’iPad, che con poco meno di 9 milioni di unità vendute registra un calo del 13 per cento rispetto agli stessi mesi del 2016. Abbiamo già fatto la nostra analisi qualche settimana fa, quindi non resta che attendere l’effetto del nuovo iPad (e magari di ulteriori nuovo modelli) per vedere se Apple riuscirà a fermare il trend calante e tornare a fare la voce grossa in un settore che tutto sommato potrebbe avere ancora molto da dire.

Più difficile l’interpretazione dei dati relativi alla vendita di Mac: in una situazione di stallo generalizzato Apple continua a crescere con numeri più alti della media: 4,2 milioni di unità che rappresentano un aumento del 4 per cento rispetto al 2016 in termini di unità vendute (e di ben il 14 per cento se guardiamo invece al fatturato). Considerando che l’unica vera novità di Apple è da ricercarsi nel MacBook Pro con TouchBar, e che gli utenti potrebbero non essere invogliati all’acquisto di Mac visti gli annunci di prossimi rinnovi della linea, il risultato è decisamente buono. Ma questo trend sarà da valutare da qui alla fine dell’anno, proprio in virtù degli annunci da parte di Apple (anche se, ad onor del vero, riguardavano più specificatamente la linea desktop).

A risollevare il fatturato, oltre ai Mac, dobbiamo calcolare anche il consueto contributo dei servizi (in crescita del 18 per cento) e degli altri prodotti (in crescita del 31 per cento); ricordiamo che nella voce “altri prodotti” sono inclusi anche Apple Watch ed Apple TV quindi, sebbene in mancanza di numeri dettagliati, possiamo ipotizzare che le vendite di questi due oggetti stia dando ottimi risultati. Sommando i 7 miliardi provenienti dai “servizi” con i 2,9 miliardi degli “altri prodotti” otteniamo una cifra che si avvicina ai 10 miliardi di dollari, leggermente superiore a quella che si otterrebbe sommando il fatturato di iPad (3,9 miliardi) e Mac (5,8 miliardi). È evidente quindi che gli sforzi di Apple in questa direzione stiano dando ottimi risultati, sebbene sia ancora l’iPhone (con i suoi 33,2 miliardi) a costituire il 63 per cento circa del totale. L’impegno di Apple dovrà quindi proseguire in tutte le possibili direzioni, e magari esplorarne di nuove per essere meno dipendente dal Melafonino.

Concludiamo questa analisi ricordando che, per il trimestre in corso, Apple fornisce delle indicazioni di fatturato comprese fra i 43,5 miliardi e i 45,5 miliardi di dollari, in leggero aumento rispetto ai 42,4 miliardi dello stesso periodo del 2016. Sarà un trimestre ancora di attesa per la casa della Mela, che si trova in una fase molto delicata della propria storia: pur essendo ai massimi storici come capitalizzazione pare aver rallentato il rilascio di nuovi prodotti, probabilmente per via dell’elevato numero di progetti nei quali è impegnata, progetti si quali potremmo scoprire qualcosa di più nel corso dell’imminente WWDC, la conferenza mondiale degli sviluppatori Apple che si terrà a inizio giugno.

fonte: Punto-Informatico

8 Commenti

  1. Intanto oggi ho provato applepay in un negozio di un amico, ottimo soprattutto usato con applewatch.
    Unica cosa gestirei uno storico delle transazioni nell’app anche se molti sarebbero contrari.

    Spero apple spinga bene il servizio con le banche, comunque sono già contento che anche nei piccoli negozi sia già usabile, e penso che molti negozianti nemmeno lo sappiano.

    • Perché dici che “molti sarebbero contrari”?
      Cmq ho provato ad aggiungere le mie carte ma non risultano ancora abilitate dall’ente che le ha emesse, quindi sicuramente è indispensabile che Apple spinga un po’ di più con le banche, anche perché sto parlando di carte emesse da enti di un certo calibro… mi pare davvero strano questo mancato supporto

      • Per la solita questione “privacy”, il “oddio no, non voglio che apple sappia cosa compro e dove spendo”.

        Il mancato supporto temo rischi di trascinarsi non per poco tempo, almeno a vedere anche all’estero (in Spagna mi pare siano fermi con la sola Santander da un anno).
        Vero che in Italia il sistema bancario è più frammentato e occorre premere maggioremente, vedremo.

        A quanto si dice Intesa San Paolo sta per ora concentrandosi su di un proprio sistema (non si capisce se in collaborazione con Samsung), le Poste hanno il loro e così via.

        Anche la concorrenza di Google e Samsung potrebbe appunto creare problemi dato che ognuno (Apple compresa) può scegliere di stipulare accordi esclusivi (riducendo le percentuali) proprio per ostacolare gli altri.

        Certo è curioso che Vodafone Wallet che ho usato diverse volte durante l’ultimo anno non abbia di questi problemi, ho configurato tutte le carte che possiedo e il suo funzionamento da “proxy” non mi ha mai dato problemi, se non con alcuni vecchi POS (gli stessi con cui potrebbe non essere compatibile applepay).
        Ovviamente ha il limite (non indifferente) di richiedere una sim NFC vodafone e di girare solo con android, ma a differenza del sistema samsung è esteso a tanti modelli e marche di smartphone, teoricamente perchè poi si segnalano stranezze in abbondanza…. ecco il bello di apple è che sai che va punto e basta. :)

        Io per ora lo sto provando con Boon, ma è una soluzione “tampone” dato che non è una carta di credito ma una ricaricabile (che non amo) e ha costi 0 solo il primo anno, inoltre ha dei limiti annui non alti (come molte ricaricabili) quindi va bene giusto per le piccole spese o per “emergenze”.

        • Le menate sulla privacy mi paiono eccessive, anche perché utilizzando un sistema di pagamento che transita da Apple, è scontato che Apple sappia che qualla transizione è stata fatta… cmq si, c’è gente che si fa menate per ogni cosa, e poi pubblica per filo e per segno i suoi spostamenti su FaceBook, con un profilo accessibile a tutti… ma questo è un altro discorso.
          Tornando alle banche, sarà una bella lotta, ma in ogni caso non credo che me ne farò una malattia…

            • A beh, certo… al massimo c’è Boon ;)

              [Vodafone non mi aggrada, anche se ce l’ho sul Samsung, ma comunque sarei restio ad affidare i dati della mia carta all’accoppiata Samsung/Android… non ho nemmeno abilitato lo sblocco con impronta]

              Al momento ho due carte emesse da due banche diverse, entrambe contactless, che comunque non lascerei a casa anche se potessi integrarle in ApplePay… Dal mio punto di vista il problema non sussiste: è Apple che deve darsi una mossa se vuole che ApplePay prenda piede in Europa

              • Assolutamente, anche perchè parliamo di Apple quindi di una forza sul mercato in termini numerici e d’immagine che può sicuramente permettersi sia “sconti” sia “pressioni”. :)

                • Credo che il problema in Europa sia grossomodo lo stesso già avuto in altri settori (musica, film, ecc…): la frammentazione del vecchio continente dei mercati, con abitudini e leggi completamente differenti in ogni paese.

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