Vent’anni fa: Jobs alla riconquista di Apple

Avrei voluto scrivere molto di più su questa storia, magari riallacciandomi anche alla (più recente) cacciata di Scott Fortstall, che molti hanno visto come un ripetersi della storia di Jobs… ma il tempo è tiranno, soprattutto in questo periodo (come vi sarete accorti anche voi dal rallentamento degli aggiornamenti di questo blog) quindi vi lascio al mio ultimo articolo pubblicato su Punto-Informatico e vi faccio in anticipo gli aguri per delle feste serene.

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Era il 1996 quando Steve Jobs fece ritorno in Apple…

Io acquistai il mio primo Mac (un LC di seconda mano) qualche anno prima, nel 1992 o giù di lì… Ai tempi non avevo la minima idea di chi fosse Steve Jobs, e onestamente non sapevo nemmeno che Apple stesse navigando in cattive acque: avevo visto quel computer e ne fui colpito al punto tale da mollare il mio (ormai vecchio) 80286 per provare qualcosa di nuovo.

Non voglio raccontarvi tutto quello che successe prima, di come Jobs fu allontanato dalla società che lui stesso aveva creato, o del perché Apple si ritrovò (in quegli anni) sull’orlo del fallimento: la storia del Mac e del sistema operativo dei computer della mela l’abbiamo già presa in esame qualche anno fa e, per quanto riguarda Steve Jobs, credo che sia importante ricordare che nel frattempo si dedico alla creazione del NeXT, macchina che (seppur lontanissima da qualsiasi successo commerciale) segnò un pezzo della storia dell’informatica, visto che fu utilizzata da Tim Berners Lee per realizzare il primo web server della storia, nonché il primo browser.

Nel 1996 Apple era sull’orlo del fallimento: durante la gestione post-Jobs non ci furono miglioramenti sostanziali al Mac, e le diverse strade tentate per rialzare la testa non avevano dato i frutti sperati. La via del PowerPC poteva essere una scelta vincente (e per un po’ lo è stata) ma a lungo andare ha dimostrato poca lungimiranza strategica, e il nuovo sistema operativo tardava ad arrivare. Oltre a questo, i cloni rubavano spazio alla società di Cupertino senza contribuire alla diffusione di MacOS, e la quota di mercato di Apple era scesa dal 16% di fine anni ’80 ad un misero 4%. Spindler, che ne 1993 sostituì Sculley col preciso computo di trovare un compratore per la società della mela, dopo aver tentato inutilmente di concludere l’affare con SUN, IBM, e HP, venne a sua volta rimpiazzato da Gil Amelio, che cambiò nuovamente le carte in tavola riguardo gli sviluppi futuri del Mac. Resosi conto che Copland (quello che sarebbe dovuto essere il rivoluzionario nuovo sistema operativo della mela) non sarebbe mai stato completato, decise di trovare una via alternativa per lo sviluppo di questo componente essenziale di ogni Mac, e tentò la strada della contrattazione con Be… ma le richieste di Jean-Luis Gassée furono talmente esose che fu impossibile arrivare velocemente ad un accordo. Amelio arrivò al punto di considerare la possibilità di adottare la versione PowerPC di Windows NT, il che la dice lunga sulla grande confusione che c’era in Apple durante quegli anni.

Della situazione se n’era ben accorto Lerry Ellison, che nell’estate del 1995 discusse con Jobs della possibilità di fare un’offerta per l’acquisizione di Apple e rimettere Jobs al vertice, unica persona che avrebbe potuto risollevare la casa della mela… ma Jobs era titubante: non voleva un’azione di forza, ma voleva che fosse la stessa Apple a chiedergli di tornare alla guida della società da lui stesso creata.

L’occasione arrivò proprio nel 1996: dopo che NeXT e Apple iniziarono a dialogare, Jobs chiamò personalmente Gil Amelio per assicurarsi la possibilità di mostrargli NeXTSTEP e di metterlo a confronto con BeOS. Jobs non aveva nulla da perdere (la NeXT era anch’essa sull’orlo del fallimento) e sapeva che NeXTSTEP era migliore di BeOS sotto molti aspetti; inoltre il carisma di Jobs era ben altra cosa rispetto alla sfrontatezza di Gassée. Ci fu un confronto tra i due il 10 dicembre 1996, e Jobs la spuntò: aveva trovato il modo per rientrare in Apple facendosi pure pagare, una prospettiva ancora migliore di quella che gli era stata presentata da Ellison.

Con l’acquisizione della NeXT, rientrò in Apple anche Avie Tevanian (il cui compito sarebbe stato proprio quello di traghettare MacOS verso una nuova generazione) ma Jobs continuava a rifiutare qualsiasi ruoto formale… aveva bisogno di riflettere su come partecipare alla rinascita di Apple, prima di tutto perché (da perfezionista qual’era) non voleva lasciare nulla al caso, e in secondo luogo perché nel frattempo (dopo la cacciata dalla Apple) oltre alla fondazione della NeXT, Jobs si era dedicato a tempo pieno alla Pixar. Il 20 dicembre del 1996 venne comunque annunciato che Jobs avrebbe fatto da consulente per Apple, e Steve si presentò sul palco dell’auditorium della sede centrale di Apple Computer di fronte ad una piccola folla di dipendenti festanti.

Ci volle un po’ di tempo prima che Jobs riprendesse il controllo della società, ed è impossibile stabilire quanto la sua titubanza iniziale fosse reale o studiata: Amelio sapeva che scegliendo Jobs avrebbe decretato la sua fine, fine che probabilmente sarebbe comunque sopraggiunta anche scegliendo la Be di Gassée, visto molti ritenevano Amelio come una persona poco adatta a guidare Apple. La differenza di stile fu subito evidente nel corso del Macworld expo del gennaio successivo, e subito dopo Jobs iniziò a dare le proprie direttive mettendo delle persone di proprie fiducia nelle posizioni chiave, e dettando le strategie da seguire: eliminare il Newton, eliminare i cloni, e condizionare il consiglio di amministrazione affinché facessero fuori Amelio. Il resto è storia più recente: nell’agosto del 1997 le azioni Apple avevano già quasi raddoppiato il proprio valore, venne annunciato un accordo con Microsoft, e l’anno seguente arrivò l’iMac, primo elemento della famosa griglia di quattro prodotti (due portatili e due fissi, per utenti professionali o consumer) che servì a far rinascere la società della mela.

Il vero salto arrivò però qualche anno più tardi, quando Jobs intuì il potenziale dell’industria musicale: iPod e e iTunes Music Store consacrarono il successo di Apple, e l’iPhone (nato dalla consapevolezza che l’iPod sarebbe prima o poi crollato sotto la crescente potenza degli smartphone) sarebbe stata la ciliegina sulla torta, un prodotto capace di totalizzare, da solo il 60 percento dei 47 miliardi di dollari fatturati da Apple nel corso dell’ultima trimestrale

Guardando a dov’è arrivata oggi Apple, potremmo dire che mai un’operazione di acquisizione fu più azzeccata. Oggi, a cinque anni dalla scomparsa di Jobs, c’è ancora molta gente che rimpiange il suo operato, cosa più che comprensibile vista l’unicità di Jobs come persona e delle sue intuizioni sul futuro dell’informatica. Bisogna però anche riconoscere che tra le intuizioni di Jobs (intuizioni guidate anche dalle sue esperienze passate) c’è stata anche quella di circondarsi negli ultimi anni della propria vita di persone fidate assegnando loro compiti precisi, il che dovrebbe assicurare ad Apple ancora molti anni di successi… ma quello che vogliamo ricordare oggi è proprio il rientro di Jobs in Apple che vent’anni fa ha segnato il punto di svolta di una società che si può amare od odiare, ma che innegabilmente ha lasciato, e sta lasciando, un segno indelebile nel mondo dell’informatica.

fonte: Punto-Informatico

2 Commenti

  1. Ma per caso hai comprato il tuo LC usato da un privato a Milano in via Caracciolo e che ero io ? Gran macchina il mio secondo Mac in una scatola da pizza, bei tempi.
    Buone Feste
    STE

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