operazione nostalgia

miniNESDopo aver rinnegato per anni l’utilizzo di smartphone e similari come piattaforma di gaming, Nintendo non solo ha fatto dietrofront riguardo le sue idee aprendosi verso iOS ed Android (parafrasando Jobs, “quando tutti avranno in tasca uno smartphone con alte capacità grafiche, nessuno comprerà più una console portatile”, quindi si trattava di una mossa inevitabile per restare in questo mercato difficile ed affollato) ma ha fatto una delle operazioni più riuscite di tutta la sua storia.

Potete amarlo od odiarlo (personalmente, dopo averlo inizialmente snobbato lo sto trovando piacevole) ma Pokemon Go è diventato un fenomeno di massa capace di dare nuova linfa, oltre che una montagna di soldi, alla casa giapponese. In molti si sono prodigati a dare una spiegazione a questo fenomeno, dicendo cose a volte giuste e altre volte sbagliate.

Personalmente, e lungi da me la volontà di credere che possa essere una risposta assoluta, credo che il successo arrivi da un mix di due elementi: l’intramontabile saga dei Pokemon (nata nel 1990, quando ancora si giocava sul GameBoy a 8 bit) unita alla tecnologia moderna che consente la geolocalizzazione e la realtà aumentata . Giusto per intenderci, Pokemon Go non è certo il primo gioco ad utilizzare questi strumenti: realtà aumentata e localizzazione sono stati usati (tra gli altri) dalla stessa Niantic in un altro gioco, Ingress, che ha fatto da apripista proprio a Pokemon Go, riprendendone i portali per posizionare palestre e Pokestop… ma quanti di voi conoscono o hanno mai giocato ad Ingress? Personalmente l’avevo scaricato, ma l’ho cancellato dopo un paio di settimane, giocandoci forse un paio di volte. Con i Pokemon invece, sarà che la dinamica di gioco è molto più semplice e immediata, sarà che scatta una sorta di effetto “nostalgia”, sarà semplicemente il nome famoso che ormai coinvolge due generazioni di utenti, ma il risultato è di tutt’altro calibro. Giusto per intenderci: un paio di sere fa sono passato in un parco dove c’erano 4 Pokestop molto ravvicinati, tutti dotati di esca… io mi sono limitato a passare, sfruttano il momento del passaggio per raccogliere qualcosa, ma intorno a me c’erano almeno 120-150 persone, comodamente sedute, a chiacchierare, bere qualcosa in compagnia, e cacciare Pokemon, alcuni organizzati con sedie e power pack per tenere in carica i loro telefoni…

In ogni caso, Nintendo deve aver ben capito l’importanza dell’effetto nostagico, perché recentemente ha annunciato l’arrivo di una riedizione del vecchio NES a 8 bit: il Nintendo Classic Mini. Design compatto (molto compatto), porta HDMI, e 30 giochi preinstallati, il tutto ad un prezzo molto interessante (in prevendita su Amazon a 60 Euro) per rivivere i momenti di trent’anni fa, o farli vivere ai propri figli. Inutile dirlo, i numeri dei preordini stanno già decretando il successo di questa operazione nostalgica, ma tornando per un attimo su Pokemon Go, c’è ancora un’insidia che si nasconde dietro questa operazione: il mondo degli OS mobile è molto diverso (infinitamente più dinamico, e con molta più concorrenza) dal mondo delle console… l’offerta di titoli è talmente vasta che pochi giochi restano a lungo sui nostri dispositivi, soprattutto se non si sanno rinnovare adeguatamente: riuscirà Nintendo a restare a galla a lungo in questo contesto, o Pokemon Go verrà presto rimpiazzato dal prossimo Candy Crash, Clash Royale, o altri “titoli del momento”? Credo che Nintendo, dopo una lunga attesa, abbia pianificato a dovere le proprie strategie in questo nuovo settore, ma per verificare quanto siano buone dovremo attendere un po’: nel frattempo, se appartenete al club degli allenatori di Pokemon, buona caccia e buone passeggiate.

PS: in ogni caso, il Nintendo Classic Mini lo voglio anch’io :)

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