Più che frammentazione, spezzettamento

Oltre 400 produttori che realizzano più di 4000 dispositivi Android, tutti diversi, tutti personalizzati, ma poco aggiornati (studio del Wall Street Journal): la percentuale di dispositivi Android aggiornata all’ultima release di sistema (la versione 6, nome in codice Marshmallow) si ferma a pochi punti percentuali (il 2,3% coi dati conosciuti ad oggi) e se da un lato si tratta, per vari motivi, di una situazione fisiologica, a questo giro c’è sotto qualcos’altro…

La nuova versione di Android impone la cifratura dei dati, cosa che alcuni dei maggiori produttori hanno accolto positivamente, ma molti dei produttori minori temono per via della maggior potenza di calcolo necessaria, oltre al fatto di non voler sottostare a questa “imposizione” di Google… e la mente vola inevitabilmente alla diatriba con l’FBI, ma non è questo ciò di cui voglio parlarvi oggi.

Dal canto suo Google sembra iniziare a preoccuparsi di questa frammentazione estrema del proprio sistema e dei problemi di sicurezza che può generare, e sta meditando di gestire gli aggiornamenti di sistema in autonomia, senza affidarsi ai capricci dei singoli costruttori, ma si tratta di un approccio possibile? Sicuramente non può imporre ai produttori di installare l’ultima release del sistema (quasi il 60% dei terminali in circolazione utilizza ancora delle versioni 4.x) e considerato il limitato supporto temporale che concede ufficialmente, non so se e come potrebbe intervenire a livello quantomeno di sicurezza anche sugli altri modelli.

A margine di tutto questo (e ricordando che anche iOS non può comunque considerarsi sicuro al 100%) mi viene però da pensare come spesso la maggior parte dei problemi sia tra lo schermo e la tastiera, metafora che nel caso di telefoni touch non è proprio azzeccata, ma rende bene l’idea. Anche la famosa polemica dei presunti account violati su iCloud per presunti bug di “trova il mio iPhone” si è rivelato essere una banale questione di phishing… e allora mi viene da chiedersi che senso abbia darsi così tanto da fare per la sicurezza, quando poi l’utente si mette nei guai da solo.

In realtà è giusto che l’attenzione sia elevata sotto tutti i punti di vista: non si può permettere che l’installazione di App autorizzate sia veicoli malware, o che App “banali” come orologi o torce, chiedano l’accesso alla rubrica indirizzi, anche perché (come ho già ripetuto più volte) il cellulare è un dispositivo che per sua natura finisce tra le mani di chiunque. Però un pizzico di consapevolezza in più da parte di chi utilizza certi strumenti, non guasterebbe…

 

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