Grosse novità a Cupertino

Come di consueto, il dopo-evento pubblicato stamani su Punto-Informatico.
Tempo permettendo seguirà un ulteriore approfondimento.

-La sorpresa Apple Watch-

Che l’evento sarebbe stato di una certa importanza per Apple l’avevamo capito la scorsa settimana, dopo l’annuncio delle diretta streaming su internet e l’attivazione del relativo countdown sulla pagina dedicata. C’era poi anche la scelta del Flint Center come palcoscenico, scelta più importante rispetto al classico Yerba Buena Center for the Arts o al campus Apple utilizzato altre volte in passato.

Certo non era la prima volta che Apple presentava un evento in diretta streaming: a dire il vero non è nemmeno stato uno streaming dei migliori, con frequenti interruzioni dovute probabilmente ai numerosi accessi. In ogni caso, visto il basso profilo tenuto fino ad oggi dagli attuali vertici, e vista la dilatazione temporale tra le presentazioni dei nuovi prodotti, l’annuncio ha fatto da subito presagire che stavolta ci sarebbe stato qualcosa di diverso ed ha allertato tutti gli osservatori del mondo Apple (ma non solo) proprio mentre era in corso l’IFA di Berlino, una delle maggiori esposizioni tecnologiche internazionali che si tiene annualmente in questo periodo.

Sotto certi versi l’evolversi della situazione ricorda quanto già visto quattro anni fa, nel gennaio del 2010, quando Apple annunciava l’evento di presentazione dell’iPad proprio mentre era in corso il CES di Las Vegas, e tutti i maggiori protagonisti del panorama informatico presentavano la loro (disomogenea) interpretazione dei tablet. Sappiamo tutti com’è andata a finire: nonostante l’accoglienza inizialmente fredda del pubblico (solo in primavera, con iPad tra le mani, i commenti divennero positivi) la concorrenza rimase spiazzata e fu costretta a ripartire da capo, arrivando così sul mercato con un anno di ritardo. Allo stesso modo, per l’evento di ieri sera, tutti immaginavano che oltre all’iPhone 6 sarebbe stato presentato lo smartwatch di Apple, e tutti sapevano che il confronto con quanto visto in questi giorni all’IFA 2014 sarebbe stato inevitabile. Più difficile immaginare se Apple sarebbe stata in grado ancora una volta di ridefinire le linee guida di realizzazione di un oggetto.

Ma veniamo al dunque, e quindi all’evento. Ieri sera Apple ha presentato i nuovi modelli di iPhone nelle inedite dimensioni da 4,7 pollici e 5,5 pollici (rispettivamente iPhone 6 e iPhone 6 plus) e l’Apple Watch (nome preferito al più gettonato iWatch, probabilmente per evitare controversie legali con chi già lo stava utilizzando).

Partiamo subito da quest’ultimo, visto che si tratta della vera novità (anche se sarà disponibile solo a inizio 2015) nonché dell’argomento utilizzato come introduzione di questo articolo. Abbiamo dovuto aspettare un’ora dall’inizio del keynote, sentendoci raccontare tutte le novità dell’iPhone 6 (cose che per la maggior parte erano già state anticipate dalle numerose indiscrezioni) prima di sentire Cook pronunciare la famosa frase “one more thing”, frase che non si sentiva ormai da alcuni anni.

Costruttivamente l’Apple Watch è rettangolare con bordi arrotondati, e schermo curvo per offrire una migliore continuità delle linee. Lo smartwatch di Cupertino presenta alcune caratteristiche che, se non proprio uniche, lo contraddistinguono da quanto visto finora sui modelli della concorrenza: Apple, si sa, punta molto sul concetto di usabilità dell’interfaccia, tanto da differenziarla in ogni suo dispositivo per adattarla al meglio allo scopo per cui il dispositivo stesso è destinato. Sotto questo aspetto l’Apple Watch offre due tratti distintivi di interazione con l’interfaccia: la corona digitale, utilizzata per scorrere e per zoomare, e il display multitouch in grado di rilevare differenti gradi di pressione, così da riconoscere ed associare diverse funzioni ad un tap piuttosto che ad una pressione più “energica”.

Queste modalità di interazione si inseriscono in un’interfaccia dove la selezione dell’applicazione si effettua facendo scorrere le numerose icone presenti sull’orologio in una sorta di spazio continuo, anch’esso zoomabile con la corona. Di primo acchito è una soluzione cha lascia un po’ spiazzati: sicuramente nessuno si era immaginato un’interfaccia del genere, e la sua validità sarà tutta da verificare non appena saranno disponibili i primi esemplari. Si tratta comunque di una scelta che si allontana da quanto visto sugli altri smartphone presenti sul mercato. Le novità nell’interfaccia non si fermano qui: tramite un ulteriore pulsante posto sotto la corona, è possibile richiamare una lista di amici con i quali interagire in diverso modo.

Se mandare un messaggio, anche vocale (stile walkie-talkie), è una cosa che fanno tutti (a proposito, il messaggio si può dettare a Siri) e anche far partire una telefonata è un’operazione consueta, Apple ha pensato a nuovi modi di comunicare che probabilmente saranno oggetto di “ispirazione” anche per la concorrenza: il primo è il disegno animato che riproduce sullo schermo del nostro interlocutore quello che tracciamo col dito; il secondo è una sequenza di tocchi, una sorta di codice morse che il nostro interlocutore riceverà grazie al Tapting Engine (una attuatore lineare che restituisce un feedback tattile al polso di chi indossa l’Apple Watch); il terzo (pensato forse per situazioni emotivamente particolari) è la trasmissione del proprio battito cardiaco, anch’esso riprodotto tramite il Tapting Engine. Sempre ammesso che l’interlocutore abbia anch’egli un Apple Watch.

Proprio quest’ultima funzione ci porta a parlare delle funzioni principali dell’Apple Watch, quelle legate al fitness. Lo smartwatch di Apple integra un accelerometro (utilizzato anche come contapassi) e misuratore di battiti cardiaci con fotodiodi e LED a luce infrarossa e visibile (come il Moto 360); il monitoraggio del battito dovrebbe essere continuo (cosa non vera su altri modelli di smartwatch presenti sul mercato) e l’attività fisica viene valutata interagendo anche con altri sensori presenti sull’iPhone (come il GPS e altri dati provenienti dal coprocessore di movimento); il tutto viene memorizzato sul telefono tramite un’apposita App, mentre sull’Apple Watch sono presenti ulteriori applicazioni che consentono sia il monitoraggio che la definizione di obiettivi di allenamento quotidiano, con tanto di incitamenti a svolgere un minimo di attività fisica ogni giorno.

L’interazione con l’iPhone non si ferma all’aspetto fitness: ovviamente l’Apple Watch fa da ricettore di tutte le notifiche (l’avviso arriva tramite l’attuatore lineare di cui abbiamo parlato sopra), e in alcuni casi fa da “estensione” delle App presenti sul telefono, come nel caso della navigazione tramite mappe o nella possibilità di accedere alla libreria fotografica. Si può inoltre utilizzare come telecomando per la Apple TV o per controllare la musica presente sul melafonino, ma si tratta solo di esempi che nei prossimi mesi verranno ampliati con altre funzionalità. Questo forte vincolo con l’iPhone è da un lato il punto di forza di Apple (che trae il meglio dell’integrazione dei dispositivi nel proprio ecosistema) dall’altro un punto debole dell’Apple Watch: lo smartwatch di Apple va utilizzato necessariamente in accoppiata con un iPhone (a partire dall’iPhone 5, passando per il 5S e il 5C, e arrivando ai nuovi iPhone 6 e iPhone 6 plus), il che taglia fuori fin da subito una grande fetta di pubblico, ovvero tutto il mondo Android. È vero che, come ha ricordato Tim Cook, ci sono già ora 200 milioni di iPhone che possono dialogare con l’Apple Watch (più tutti quelli che arriveranno dalle vendite dei nuovi modelli) ma questa scelta rende più arduo il compito previsto da alcuni analisti, che nei giorni scorsi avevano stimato vendite tra i 30 e i 60 milioni di pezzi già nel primo anno (i più cauti si sono fermati a 10 milioni).

Tecnologicamente parlando, i dettagli sono ancora pochi: sappiamo che Apple ha realizzato per il proprio Smartwatch un nuovo SoC denominato S1, sappiamo che la ricarica sarà induttiva tramite un apposito connettore magnetico (e il fatto che Tim Cook abbia detto che è un dispositivo da usare molto di giorno e ricaricare la notte, pone molti dubbi sull’autonomia dello stesso) e sappiamo che dovrebbe essere resistente all’acqua. Ma non sappiamo molto di più. La potenza e i dettagli tecnici del processore S1 sono ignoti, così come la reale autonomia, la risoluzione dello schermo, e qualsiasi altro dettaglio. Sappiamo però che Apple ha puntato molto anche sul fattore estetico, tant’è che all’evento sono stati invitati numerosi giornalisti del settore della moda: lo smartwatch di Cupertino arriva in tre diverse varianti, ognuna disponibile in due diverse colorazioni, con diverse tipologie di cinturino, e in due taglie differenti (idealmente da uomo il modello più grande da 42mm, e da donna quello più piccolo da 38mm).

Le tre varianti si differenziano fondamentalmente per i materiali: il modello standard, denominato semplicemente Apple Watch, è in acciaio (grigio o nero siderale) con lo schermo in zaffiro e diversi cinturini in pelle o metallo. L’Apple Watch Sport ha invece la cassa in lega di alluminio (color argento o grigio siderale), lo schermo in vetro Ion-X, e il cinturino in una speciale gomma con diverse colorazioni (tutto pensato per essere il più leggero possibile). Il modello più “lussuoso” è invece l’Apple Watch Edition, con cassa in oro giallo o rosa a 18 carati, cinturini a tema, e lo schermo nuovamente in zaffiro. Da sottolineare che anche i cinturini presentano diverse particolarità sia nel sistema di aggancio all’orologio, sia nel sistema di chiusura (perlopiù magnetico). Dei prezzi sappiamo solo che partiranno dai 349 dollari, che con tutta probabilità diventeranno 349 Euro, presumibilmente per il modello standard, in acciaio, da 38mm.

Apple è stata molto brava a non far trapelare nulla di tutto ciò fino a ieri sera, ma resta la domanda principale che ci siamo fatti a inizio articolo: riusciranno queste caratteristiche che abbiamo elencato a ridefinire il concetto di un dispositivo come lo smartwatch, di cui esistono ormai diversi modelli sul mercato? La risposta non è semplice, sia perché i dettagli tecnici dell’Apple Watch sono ancora troppo pochi, sia perché parliamo di un oggetto particolare: l’orologio è visto da molti come un accessorio di abbigliamento, e forse è anche per questo che Apple ha puntato molto su un aspetto esteriore vicino a quello di un orologio classico, con tanto di corona e vari quadranti che riproducono le sembianze di orologi tradizionali. C’è poi sempre il dilemma dell’utilizzo congiunto con l’iPhone: difficilmente una persona comprerà un iPhone al solo scopo di poter utilizzare anche l’Apple Watch, quindi il mercato dei potenziali acquirenti parte già da una posizione svantaggiata.

Questo non significa che le scelte fatte dalla casa della mela per il proprio non possano dettare nuove linee guida nel settore, anche perché gli sviluppatori potranno utilizzare le API WatchKit per ampliare le possibilità dell’Apple Watch. Ma se parliamo di unità vendute sarà difficile realizzare i numeri previsti dagli analisti. In ogni caso credo che un’idea più precisa potremo farcela quando avremo sott’occhio delle specifiche tecniche più dettagliate o, meglio ancora, quando i primi modelli saranno disponibili per essere provati nel pieno delle loro capacità.

-Tocca anche ad iPhone-

Chiuso l’argomento orologi torniamo all’inizio del keynote per presentare iPhone 6. Come ampiamente anticipato da indiscrezioni e fughe di notizie (che Apple, a differenza dello smartwatch, ha lasciato correre) iPhone 6 è arrivato in due diverse taglie “maggiorate” rispetto ai modelli rilasciati finora: iPhone 6 si presenta con una diagonale di 4,7 pollici, mentre iPhone 6 Plus arriva addirittura a 5,5 pollici. Il motivo di tale scelta è legato alla direzione in cui si sta muovendo il mercato, ma per gestire al meglio le dimensioni maggiorate (che vanno un po’ contro la filosofia di utilizzare il telefono con una sola mano) Apple ha introdotto due nuove funzionalità: la prima è la possibilità di “collassare” lo schermo verso il basso, così da rendere facilmente raggiungibili col pollice i pulsanti che si trovano nella parte superiore dello schermo; la seconda è quella di poter utilizzare iPhone 6 plus anche in modalità orizzontale, come se fosse un iPad, in modo tale da dare accesso anche alla modalità multicolonna per quelle applicazioni che ne fanno uso.

Continuando a parlare di display, visto che ci troviamo di fronte a due nuove dimensioni, non possiamo fare a meno di parlare anche delle due nuove risoluzioni introdotte per l’occasione. iPhone 6 mantiene la stessa densità di pixel dell’iPhone 5/5S/5C, ovvero 326ppi: per mantenere questa definizione, la risoluzione è stata portata da 1136×640 a 1334×750 pixel, il che consente di avere maggiore spazio per visualizzare più cose (per esempio tastiere con le scorciatoie per le funzioni o le punteggiature più comuni) oppure di zoomare la schermata e visualizzare le stesse icone con una dimensione maggiore. Il modello da 5,5″ arriva invece alla risoluzione full HD, 1920×1080, raggiungendo così una densità di pixel pari a 401ppi. I display dei nuovi iPhone sono stati migliorati anche sotto molti altri aspetti, come il contrasto, l’angolo di visione, e lo strato di polarizzazione. Ma la domanda che in molti si pongono è come verranno gestite queste tre differenti risoluzioni e la relativa frammentazione, in un mondo dove fino ad oggi tutto è rimasto legato a dimensioni standard? In realtà la situazione non cambia di molto se consideriamo che fino a ieri era ancora in vendita iPhone 4S (con proporzioni differenti) e se aggiungiamo iPad nel conteggio delle possibili risoluzioni disponibili (anche nella variante non-retina); in ogni caso la risposta a questa domanda sta nelle nuove API Metal presentate a giugno nel corso della WWDC, e nel nuovo linguaggio di programmazione (Swift) che dovrebbe semplificare questa gestione.

Tecnologicamente parlando, iPhone 6 è la naturale evoluzione del suo predecessore: processore Apple A8, che rallenta un po’ la curva di crescita ma offre comunque delle prestazioni significativamente superiori (+25 per cento) rispetto al suo predecessore, coprocessore di movimento M8 che ora include anche un altimetro barometrico (così da rilevare un ulteriore variabile di movimento) e autonomia migliorata, in modo limitato nel caso dell’iPhone 6, più consistente per il modello Plus. Il tutto è contenuto in un dispositivo di 6,9 o 7,1 millimetri di spessore, che vanno confrontati con i 7,6 dell’iPhone 5S o i quasi 9 millimetri del 5C.

Uno spessore così ridotto lascia sporgere la fotocamera, altro elemento oggetto di migliorie: pur mantenendo la risoluzione di 8 megapixel, il diaframma da f/2,2, e i pixel da 1,5 micron, la nuova tecnologia Focus Pixel (unita al processore ISP di Apple) consente di ottenere un autofocus migliore e più veloce, nonché una migliore stabilizzazione. Sul modello da 5,5″ la stabilizzazione è inoltre ottenuta anche a livello ottico, migliorando ulteriormente la situazione anche in condizioni di scarsa luce. Non mancano incrementi prestazionali come le riprese ad alta velocità a 240fps, il video 1080p a 60fps, le foto panoramiche da 43 megapixel e la funzione HDR anche per i video, nonché diverse migliorie sulla camera frontale (quella utilizzata per i selfie che vanno tanto di moda ultimamente). Alcune funzioni, come il Time Lapse o il controllo dell’esposizione, saranno poi legate all’uscita della nuova release di iOS, che coinvolgerà quindi anche i modelli precedenti (sempre che l’hardware supporti queste funzioni).

La novità più grossa dei nuovi iPhone arriva però dall’integrazione della tecnologia NFC e dal corrispondente servizio Apple-Pay. Le notizie relative a questa novità si trovano solo sul sito USA di Apple, in quanto il servizio sarà inizialmente disponibile solo negli USA. Apple ha stretto accordi direttamente con VISA, MasterCard ed American Express, per effettuare i pagamenti tramite iPhone 6. La carta di credito è quella associata all’account di iTunes, ma se ne possono aggiungere altre nell’applicazione Passbook. I dati vengono memorizzati in modo cifrato in un apposito chip denominato Secure Element, che entra in gioco insieme all’NFC generando un codice che viene validato un’unica volta per la transizione in corso; la transizione viene poi autorizzata tramite il Touch ID oppure anche attraverso l’Apple Watch (il che dovrebbe consentirne l’abilitazione anche con gli iPhone 5/5S/5C). Questo automatismo dovrebbe assicurare alti livelli di sicurezza e privacy, visto che nessuno viene in contatto con la carta di credito vera e propria (e quindi con il suo numero). Inoltre, in caso di furto o smarrimento, basta utilizzare “trova il mio iPhone” per sospendere o disabilitare questa tipologia di pagamenti.

A livello estetico iPhone 6 si presenta con le stesse varianti cromatiche dell’iPhone 5S (grigio siderale, argento, oro) e un profilo arrotondato che per certi versi si avvicina a quello del primo modello di iPhone del 2007. Curiosa la scelta dei tagli di memoria, con il modello entry-level da 16GB per poi passare direttamente al 64GB o alla nuova capacità da 128GB: probabilmente si tratta di un modo per spingere gli utenti a non comprare il modello base ma a rivolgersi quantomeno a quello intermedio. Per i prezzi si parte dai 729 Euro dell’iPhone 6 da 16GB fino a superare i 1000 Euro (per la precisione 1059) per il modello top da 5,5″ e 128GB. Negli USA è ordinabile a partire da venerdì con disponibilità al 19 settembre, mentre in Italia sarà ordinabile dal 26 settembre, con disponibilità la settimana successiva.

Come nota di contorno, l’evento Apple si è concluso con la presenza degli U2 sul palco, con tanto di “regalo” ai 500 milioni di utenti dell’iTunes Store del loro nuovo album “Songs of Innocence”. Al di fuori dell’evento possiamo invece osservare che il ritorno online degli store Apple ha visto l’ormai inevitabile sparizione dal listino dell’iPod classic e dell’iPhone 4S: un addio definitivo al connettore Dock a 30-PIN, agli schermi non-touch, e ai modelli di iPhone incompatibili con l’Apple Watch e con iOS8 (atteso per il 17 settembre).

La reazione della borsa è stata pressoché neutrale, con un leggero calo non necessariamente imputabile alla presentazione. I commenti, come al solito, si dividono: se per l’iPhone 6 c’è poco o nulla da aggiunge a quanto già si sapeva (incluso il fatto che una dimensione maggiore dello schermo dovrebbe attirare più clienti), per l’Apple Watch il pubblico si è diviso tra chi lo trova orrendo e chi meraviglioso, chi lo trova inutile e chi vede finalmente la giusta via per gli smartwatch. Personalmente trovo che Apple abbia iniziato col piede giusto e che con queste premesse si possa ottenere molto da un oggetto come lo smartwatch. Esteticamente mi aspettavo qualcosa di diverso, ma il punto più critico rimane l’autonomia: se davvero dovrà essere caricato ogni notte, questo sarà un punto cruciale del suo utilizzo. Non resta che attendere il 2015 per avere la possibilità di provarlo.

15 Commenti

  1. Mi aspettavo di più.
    Un prodotto piacevole ma che non “rompe” con l’ordinario nè ridisegna le linee guida del mercato come accaduto con iphone e con ipad.

    E’ “solo” lo smartwatch di apple, non LO smartwatch.

    Di iphone 6 evito di parlare, troppo grandi per le mie necessità, già mi dispero al pensiero di quando sarò costretto a cambiare iphone.
    A meno che nei prossimi anni apple torni a presentare nuovi modelli da 4″ che sostituiscano i 5

    • Non lo so Luca: in questo momento non mi sento né di darti ragione né di darti torto. Lo smartwatch è un oggetto di difficile “interpretazione”, un po’ per i motivi spiegati nell’articolo, un po’ perché (per forza di cose) quello che ci puoi fare è limitato, e già mi pare che Apple abbia trovato degli utilizzi alternativi “simpatici”, anche se sicuramente non indispensabili, ma dopotutto nemmeno lo smartwatch lo è…
      Tra parentesi, se ho ben capito come funziona (ma potrei sbagliarmi) non si intallano applicazioni sull’Apple Watch, ma sono le App che hai sull’iPhone ad “estendersi” sull’iWatch, il che (pur col vincolo di essere accoppiati al melafonino) apre diverse porte alla fantasia degli sviluppatori. Non che gli altri smartphone siano fatti e finiti senza possibilità di ampliare il loro parco software, ma qui entriamo nel solito discorso di integrazione nell’ecosistema iOS. Insomma, secondo me è ancora tutto da scoprire… al momento non riesco nemmeno ad immaginarmelo al polso come ingombro: sto cercando di capire se e quanto è più grande del cronografo che indosso adesso, che al di là delle misure, essendo rotondo, fa sicuramente un diverso effetto.

      • Quelle sono le funzionalità minime che hanno tutti dal Sony di 4 generazioni fa.
        Meno il pebble perché nasce puntando alla compatibilità su entrambi gli os.

        Per un user iPhone in realtà non c’è neanche da fare un confronto e una scelta, o apple watch o nulla, ma ciò non toglie che si facciano raffronti e che il modello apple non sia tale da spingere utenti non iOS a cambiare.
        Invece era quello che speravo.
        Per capirci un utente android che vuole uno smartwatch non sarà spinto verso apple watch (e iOS) perché tanto le stesse cose le farà con android wear o tizen, con più scelta tra modelli, funzioni e prezzi tenendosi il suo Smartphone.
        Certo apple vende già così tanto da non averne bisogno, si accontenta della propria utenza forte della pressoché totale mancanza di concorrenza (non è un accessorio come cuffie o custodie) ma non mi pare una gran motivazione per scegliere di non percorrere la vecchia strada dell’innovazione spinta.

        • Mah, ho avuto modo di giochicchiare sia con un Gear che con un Pebble, e non mi sembrano proprio sulla stessa linea (non su tutto perlomeno). In particolare il Pebble mi pare nascere con obiettivi completamente differenti. Col Sony ci ho smanettato un po’ in un centro commerciale ma non ho potuto farci molto, quindi passo. Detto questo, ripeto, IMHO è troppo presto per tirare le somme.

          • L’ho scritto, pebble è un caso a parte perchè puntando su la massima compatibilità con entrambi i s.o. ha preferito lavorare su altri aspetti.

            Che l’awatch sia meglio del gear non ne dubito, ma posso pensarlo anche per gli altri modelli esistenti, il fatto è che la differenza è tanto limitata da risultare insufficiente.

            Ti faccio un esempio se all’epoca del debutto di iphone e di ipad fossero già esistiti dei nexus e dei galaxy di livello uguale (o quasi) a iphone e ipad, come sono oggi, il successo dei device di cupertino ritengo (non ho prove a supporto ovviamente) che sarebbe stato decisamente inferiore.

            Speravo che anche nella categoria smartwatch avvenisse lo stesso che il prodotto apple fosse similmente “avanti” alla concorrenza su tanti aspetti, dal design alle funzionalità.
            Così non è.
            Certo è più funzionale di alcuni e più bello di molti, anche se su questo pesa molto la soggettività e tanti preferiranno il design rotondeggiante, ma come detto è “soltanto” qualcosa in più non è IL prodotto che rompe col passato (molto giovane in verità) nè col presente di questo settore.

            Che, torno a ribadirlo è ciò che mi aspettavo in un “nuovo” (e non aggiornamento) prodotto di Cupertino.

            Aspettative (troppo) alte ? Può essere ma Apple vive(va) proprio di quest’immagine, se inizia a perderla il “mito” viene smitizzato, con tutte le conseguenze del caso per quanto concerne l'”immagine” dell’azienda conquistata in anni e anni di sforzi, insuccessi e soprattutto successi da parte di Jobs e di tutti gli altri.

            Sarò duro ma concludo con quella che è l’impressione che ho avuto vedendo il risultato dei progetti smartwatch dei laboratori di Cupertino.
            “dovevamo fare uno smartwatch” non “volevamo fare lo smartwatch”.

            • “Ti faccio un esempio se all’epoca del debutto di iphone e di ipad fossero già esistiti dei nexus e dei galaxy di livello uguale (o quasi) a iphone e ipad, come sono oggi, i”

              Rileggendola vedo che rischio l’equivoco, la riscrivo.

              “Ti faccio un esempio se all’epoca del debutto di iphone e di ipad fossero già esistiti dei nexus e dei galaxy di livello uguale (o quasi) a iphone e ipad, come avviene oggi,”

              • Ma guarda che fondamentalmente è la stessa obiezione/domanda che mi feci io stesso tempo fa, e anche in questo articolo. Il “problema”, per come la vedo io, è che comunque adesso non abbiamo sufficienti elementi per giudicare: pure iPhone e iPad furono previsti come flop, e pure lì c’era chi diceva che “i telefoni touch esistono già”… e Jobs rimase tristemente deluso dall’accoglienza riservata all’iPad dopo la presentazione. Sicuramente con l’AppleWatch ci troviamo in una situazione differente, ma ho già visto troppe volte in passato critiche premature: quando l’avremo tra le mani lo giudicheremo.

  2. Brevemente.
    L’iPhone 6, accompagnato dalla frase che usano per ogni nuovo iPhone “il migliore iPhone mai creato!” (grazie al ca**o, visto che ogni modello è per antonomasia più evoluto del precedente) è un tripudio di “più”: più sottile, più leggero, più veloce, con più autonomia.
    Come altri fanno notare, è un’onesta evoluzione che non porta nessuna rivoluzione (e, no, visto quello che offre la concorrenza, l’NFC non è prettamente una rivoluzione).
    Rivoluzione che, lo so bene, non può arrivare ad ogni lancio di nuovo iPhone.
    Il vero problema di iPhone è che è nato così avanti che era praticamente perfetto fin dalla sua apparizione (ok, diciamo con l’introduzione delle app installabili). Tutto quello che è venuto dopo, è solo un iPhone più leggero, più veloce, eccetera.
    L’oggetto smartphone è ormai prossimo alla sua maturazione tecnologica: difficile migliorarlo più di così. Andrebbe reinventato, trasferito, chessò, in una lente a contatto o in un chip da nascondersi addosso. Se proprio non si vuole arrivare secondi dopo Google e i suoi occhiali (che, non so perché, fatico a vedere un oggetto di diffusione di massa).

    L’Apple Watch. Acquisto prodotti Apple praticamente da sempre. Fatta eccezione per alcuni sfortunati casi quali il Macintosh FX, un paio di Performa e la recente base Airport, non ho mai visto cose che non avrei comprato solo per il loro meraviglioso design.
    Eppure, l’Apple Watch gli è venuto male.
    Di una banalità sconcertante, ma non la banalità del parallelepipedo dell’iPod (quello ha un equilibrio e un fascino minimalista che qui non vedo), ma quella di un prodotto facilissimamente confondibile tra mille altri. Giurerei di aver visto un giocattolo cinese uguale all’Apple Watch.
    Non l’ho visto dal vero, ammetto. E magari fa un altro effetto.
    Ma, facendo un passo indietro dagli immacolati render ingranditi che riempiono le pagine del sito Apple, l’Apple Watch non brilla certo per particolari soluzioni estetiche. Quella corona, santo cielo. Mia nonna aveva un orologio con una corona uguale.
    E sto parlando solo dell’estetica: roba soggettiva, quindi, magari c’è a chi piace.
    Però sono girati concept parecchio più belli di ciò che abbiamo avuto, ammettiamolo.
    Sulle funzionalità, non mi esprimo più di tanto. Non ho un iPhone 5 e non comprerò un iPhone 6 per mettermi al polso un oggetto bruttino come questo. Tanti altri, faranno l’opposto, immagino.
    Ci abitueremo a vederlo in giro.
    E i teenager con l’iPhone 6 in tasca (genitori, preparatevi a un bell’esborso di quattrini per il pacchetto completo) impazziranno nel mandare disegnini fatti col dito al fidanzato/a. Che poi, esauriti i soliti cuoricini e fiori, mi piacerebbe davvero vedere cosa si manderanno.
    Non so.
    Non so.

    • Alla faccia del “brevemente”…
      Rispondo ad una sola cosa: l’NFC non è messo lì tanto per dire che c’è, che poi l’utente deve associare la carta di credito alla SIM, prendere accordi col proprio operatore, fare contratti appositi, ecc… ecc… L’NFC di Apple fa capo ad un sistema di pagamento (Apple pay) concordato direttamente con le principali carte di credito (mica con un operatore telefonico) dove sono coinvolti anche un chip di sicurezza che genera codici univoci validi per una sola transizione, nonché il Touch-ID. Questo è quello da sempre contraddistingue Apple, trovare il modo “migliore” per fare le cose.

        • In che senso “vedremo”?

          Se ti riferisci all’NFC/ApplePay, tecnologicamente parlando non c’è molto da vedere: è tutto definito (anche a livello di confronto con quanto già presente sul mercato)… ci sarà casomai da vedere se prenderà piede, soprattutto in Europa, soprattutto in Italia, visto che è riservato solo a chi possiede un iPhone6 o un iPhone5x+AppleWatch.

          Riprendendo più ampliamente quello che hai detto (ieri sera proprio non ce la facevo)…

          Ai Google Glass non credo molto neppure io, e sul fatto di reinventare il telefono trasferendolo “chissàdove” secondo me sbagli o, perlomeno, pensando all’utilizzo che ne faccio io, non potrei mai fare le stesse cose su degli occhiali o, peggio ancora, su una lente a contatto… voglio dire, siamo qui a lamentarci del fatto che uno smartwatch (che pure offre un certo livello di interattività) non può sostituire al 100% un telefono, e vogliamo fare le stesse cose su un oggetto ancora più “discreto”? Ti faccio un esempio stupido, se vuoi banale: le App di maggiore successo sono videogame… voglio vederti a giocare a Candy Crash Saga su una lente a contatto :) Venendo a cose un po’ più serie, se una mail o un messaggio lo posso anche dettare a Siri (a parte la figura del fesso che parla nel vuoto con le proprie lenti a contatto, voglio vedere in luogo pubblico o in un ufficio, decine di persone che dettano contemporaneamente mail e messaggi), fare l’editing di un documento mi pare un attimino più problematico… e sono le stesse motivazioni che mi portano a non vedere un futuro per i Google Glass, se non in ambiti specifici dove non c’era certo bisogno dell’arrivo di Google

          AppleWatch; esteticamente credo che le “gigantografie” sul sito Apple non rendano giustizia: le foto dei giornalisti che lo mostrano “indossato” fanno un effetto completamente differente, e mi pare che proporzioni e dimensioni siano azzeccate (forse anche per questo la batteria dura poco… troppo poco…). La corona, IMHO, è un elemento che richiama l’orologio tradizionale, il che rende l’AppleWatch più appetibile anche come accessorio. Una delle critiche che si sentono più spesso riguardo gli smartwatch è proprio la loro “distanza” dal concetto più tradizionale di orologio: mentre il cellulare nasce come oggetto tecnologico, ed è quindi lecito che si assista ad una sua evoluzione in tal senso, l’orologio è tradizionalmente e radicalmente un oggetto completamente diverso, e non a caso Apple ha pensato (in un modo assolutamente inedito) di proporlo in un’infinità di varianti estetiche, anche “preziose”, concetto che sarebbe inutile guardando la cosa dal puro aspetto tecnologico. Aggiungo, la corona offre anche la possibilità di interagire col telefono senza mettere le dita sullo schermo, ovvero senza coprire la visuale su uno schermo già piccolo per sua natura: uno zoom a due dita te lo nasconderebbe completamente, senza contare che la continua interazione con lo schermo multitouch influisce negativamente sulla durata, già ridicola, della batteria. Infine faccio notare che, nonostante siano già presenti sul mercato molti modelli, le vendite di questi oggetti non sono ancora minimanente decollate: se Apple vendesse anche “solo” i 10 milioni della stima più cauta degli analisti, venderebbe più di tutti gli altri smartwatch e bracciali intelligenti messi insieme.

          Detto questo, posso dirti cosa sicuramente NON mi piace dell’AppleWatch.
          -prima di tutto l’autonomia: si parla di un giorno. Sperando che in questi mesi riescano a migliorare qualcosa, spero perlomeno che sia un giorno intero, e non dalle 8 del mattino alle 6 di sera. Questo allontanerà molti potenziali acquirenti.
          -la dipendenza assoluta dall’iPhone: non è ancora dato sapere cosa potrà fare senza collegamento con l’iPhone (spero che almeno visualizzi l’ora…) ma sicuramente la gente non comprerà un iPhone solo per usare l’iWatch.
          -la mancanza di un GPS. Capisco che incida infinitamente sulla batteria, ma si poteva anche mettere e attivare a richiesta, per esempio solo durante la corsetta mattutina: speravo di andare a correre senza portarmi più l’iPhone appresso e utilizzando solo l’AppleWatch… ma non sarà possibile, a meno che non mi accontenti di monitorare la mia attività col contapassi (se sarà concesso senza avere l’iPhone nelle vicinanze)… tutto questo ammesso e non concesso che me lo compri, perché al momento ho altre priorità di acquisto… ma c’è tempo…

          Credo che per autonomia e GPS vedremo delle novità sulle release successive, mentre la dipendenza dall’iPhone è ancora tutta da scoprire e valutare.

          • Esatto, mi riferisco proprio all’Apple pay, sulla carta un’ottima cosa, ma nella cui diffusione nel nostro Paese (ma non solo) non vedo il “plus” per precipitassi ad acquistare un iPhone 6, che almeno forse avrà il merito di fare da “testa di ponte” per una nuova tecnologia che potrà diventare meno “elitaria” (leggi: non solo per chi può permettersi un iPhone 6).

            Al futuro degli smartphone sto pensando da parecchio, un po’ per diletto un po’ per mestiere, e confermo quanto ho detto: l’attuale form factor dell’oggetto smartphone è arrivato ai suoi limiti. Guarda come nei film di fantascienza vengono immaginati i cellulari del futuro: uguali ai nostri, solo trasparenti (ammesso che sia un miglioramento farli trasparenti). Si spera, con una batteria che duri di più. ;)
            Le esigenze di connessione e intrattenimento demandate allo smartphone a quale oggetto potrebbero trasferirsi?
            È questa la domanda che mi faccio.
            Tempo fa, prevedevo per l’Augmented reality un futuro radioso, ma ancora vedo che si muove poco, tranne i soliti Google Glass.
            E te lo dice uno che tuttora guarda con un pelo di sgomento la gente che parla dentro l’auricolare del proprio telefono, e sarebbe annichilito dalla visione di una società dove tutti parlano col proprio computer (pensa dentro un ufficio o una biblioteca).
            Le questioni di privacy, poi, sono tutt’altro che da sottovalutare se si ipotizzano sistemi di input diversi dal toccare una tastiera (reale o virtuale che sia).
            Possono esserci cento e un buon motivo per non far ascoltare al mio prossimo cosa sto “dicendo” nel mio smartphone, primo tra tutti che il mio prossimo non vuole ascoltare.
            Non è una questione banale, ma manco per niente (i monitor trasparenti dei film di fantascienza di cui sopra permettono a chiunque ti sta di fronte di osservare quello che stai osservando tu, per dire).

            Ma non voglio divagare troppo. ;)

            Sull’Apple Watch, ripeto, aspetto di vederlo dal vivo e saranno i gusti personali a decidere, ma continuo a trovarlo brutto, banale e poco originale, pur con tutti i limiti imposti nel progettare un accessorio da polso così piccolo.
            Le personalizzazioni a cui ti riferisci esistono già (inutile citare il fenomeno Swatch) e non sono un reale “plus”. Cerchiamo di prendere con distacco la fuffa del marketing Apple (che continua a definire “magici” i suoi prodotti, la magia è roba per Harry Potter).
            Se poi Apple sbloccherà il mercato degli smartwatch, tanto meglio: in commercio esistono già da tempo oggetti simili che non hanno troppo da invidiare all’AW, soprattutto nell’estetica (ma – ripeto – qui siamo nel soggettivo).
            Non riesco a fare previsioni, ma è possibilissimo che anche AW si porti a casa i suoi milioncini di esemplari venduti.

            L’autonomia è da sempre anche la croce degli smartphone. Nessuno dei miei iPhone riusciva ad arrivare a mezzanotte, ora le cose vanno un po’ meglio, ma la ricarica notturna è un dazio obbligato per chiunque.
            Sono pronto a barattare 3 millimetri di spessore in più del mio iPhone con qualche ora di durata della batteria, se servisse. Ma la corsa a produrre smartphone sottili ricorda quella a fare i cellulari GSM più piccoli nei primi anni duemila: un po’ stupida.
            Che AW sia un oggetto dipendente dall’iPhone era prevedibile, ma anch’io auspicavo un impiego, seppur limitato, svincolato dallo smartphone.
            A parte il costo di una dotazione completa (AW+iPhone), che immagino per molti non sia un problema, ho un ennesimo caricabatteria da ricordarmi di portare appresso… :D

            • Ma io sto proprio parlando a livello “tecnologico”: la soluzione NFC/ApplePay è tecnologicamente e funzionalmente superiore alle soluzione NFC presenti sugli altri smartphone. Il fatto che possa prendere piede o meno è un altro discorso, e l’Italia è un caso limite di arretratezza in tal senso, visto che siamo uno dei paesi dove circola ancora più contante (altro che carte di credito e NFC); in ogni caso si parla di 220’000 punti vendita solo negli USA (credo entro fine anno) il che lo renderebbe già ai vertici anche come disponibilità.

              Riguardo il futuro degli smartphone, evidentemente abbiamo due idee diverse.

              Riguardo l’iWatch, l’interfaccia mi pare quanto di più originale visto nel settore finora (inclusa l’interazione con la corona); ovviamente rimane da verificarne l’efficacia. La personalizzazione è a tutti gli effetti un plus se guardi alla categoria smartwatch: ovvio che nel campo degli orologi tradizionali ogni marca offre da semprte un’infinità di modelli, ed è proprio rifacendosi a questo concetto che Apple offre diverse varianti, anche sfacciatamente “lontane” dal concetto “smart”; se vuoi il MOTO360 si avvicina anch’aesso a questa idea, con la sua forma tonda, ma visto indossato mi pare molto più grezzo e troppo grosso (anche perché se fai una forma tonda, a parità di ingombro perdi spazio utile, quindi devi ingrandire). Non è una questione di “magico” è una questione di inquadrare nella giusta mentalità di mercato l’oggetto in se: come spiegavo nel post precedente, la tradizione orologiaia è un po’ diversa di quella dei cellulari, e questo si ripercuote per forza di cosa anche negli smartwatch… gli altri non l’hanno ancora capito, Apple pare di si: se ha ragione, 100:1 che al prossimo giro (tra 8 mesi?) tutti gli altri seguirano a ruota con la stessa idea. Ovvio che poi non ha nulla a che fare col concetto di “smart”, ma stiamo pur sempre parlando di “watch”, e stiamo sempre cercando di venderli…

              Riguardo l’autonomia, il discorso non è semplice: per quanto riguarda la mia esperienza personale (che viaggio sempre con un iPhone e un GalaxyS4) posso dire che l’autonomia è inversamente proporzionale all’utilizzo che se ne fa: quando sono in Italia consumo prima l’iPhone perché lo uso per molte cose (ho una riluttanza ad usare Android). Quando sono all’estero, visto che il traffico dati all’estero ce l’ho solo sull’S4, consumo molto più velocemente il Samsung, anche più velocemente di quanto consumo l’iPhone in Italia… mentre l’iPhone mi dura anche 3 giorni… :)
              Barattare 3mm per più autonomia è facile, basta prendere una di quelle custodie con batteria integrata, ma quello che più infastidisce non è lo spessore, ma il maggiore peso. In ogni caso, finché tira bene un giorno intero non vedo grossi problemi, per il telefono, mentre per l’AppleWatch potrebbe essere un po’ diverso… :(

  3. Pingback: Spring Forward | Puce 72

Lascia un commento

I campi richiesti sono evidenziati con *.


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.